Il Consiglio dei Ministri, nella seduta n. 172 del 28 aprile, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti su salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale.
Il provvedimento mobilita circa 934 milioni di euro e punta a rafforzare la dignità dei lavoratori, favorire l’occupazione stabile di giovani e donne e intervenire sulle nuove forme di sfruttamento legate all’economia digitale.
Bonus assunzioni 2026: decontribuzioni per giovani, donne e ZES
Tra le misure principali del decreto figurano quattro incentivi all’occupazione basati su esoneri contributivi:
- bonus assunzione donne 2026: esonero del 100% fino a 650 euro mensili per 24 mesi (800 euro nelle ZES del Mezzogiorno);
- bonus assunzione giovani 2026: esonero fino a 500 euro mensili (650 euro nelle aree del Sud) per under 35;
- bonus stabilizzazione giovani 2026: incentivo per la trasformazione dei contratti a termine in rapporti stabili;
- bonus assunzioni ZES 2026: esonero totale fino a 650 euro per imprese fino a 10 dipendenti che assumono over 35 disoccupati.
Le misure sono pensate per ridurre i divari territoriali e favorire l’ingresso nel mercato del lavoro delle categorie più fragili.
Salario giusto e rinnovi contrattuali
Sul fronte retributivo, il decreto introduce il principio del “salario giusto”, legato ai trattamenti economici previsti dai CCNL stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
L’obiettivo è contrastare il dumping contrattuale, garantendo al tempo stesso la libertà della contrattazione collettiva senza introdurre un salario minimo legale. La norma, in particolare, tutela le imprese favorendo la concorrenza leale e valorizza l’autonomia di sindacati e datori di lavoro, evitando l’imposizione di un salario minimo fissato per legge e lasciando alla contrattazione la definizione delle voci retributive.
Novità anche sui rinnovi dei contratti collettivi: le parti sociali potranno definire le modalità di adeguamento delle retribuzioni. In caso di mancato rinnovo entro 12 mesi dalla scadenza, è previsto un adeguamento forfettario pari al 30% dell’indice IPCA.
Caporalato digitale: nuove regole per le piattaforme
Il decreto interviene anche sul lavoro tramite piattaforme digitali, introducendo misure per contrastare il caporalato tecnologico:
- obbligo di identità digitale certificata per accedere alle piattaforme (SPID, CIE o sistemi equivalenti);
- divieto di cessione o utilizzo improprio degli account;
- responsabilità dei gestori per i sistemi di controllo.
Previsto inoltre il diritto alla trasparenza algoritmica, con obbligo per le piattaforme di chiarire i criteri di assegnazione del lavoro e dei compensi e la possibilità di revisione umana delle decisioni automatizzate.
Sgravi alle imprese per la conciliazione vita-lavoro e nuova opzione sul TFR
Il decreto interviene anche su conciliazione vita-lavoro e gestione del TFR, introducendo da un lato uno sgravio contributivo fino all’1% (con tetto massimo di 50.000 euro annui) per le imprese che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, finalizzata a migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro attraverso misure su maternità, paternità, welfare e flessibilità organizzativa, e dall’altro la possibilità per i lavoratori di destinare alla previdenza complementare le quote di TFR maturate tra gennaio e giugno 2026, ampliando così gli strumenti di pianificazione del trattamento di fine rapporto.